Acqua, quella che beviamo è davvero sicura?

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L’acqua del rubinetto nel nostro Paese è generalmente buona, oltre ad essere sana è anche economica. Vi sono controlli rigorosi che garantiscono il pieno rispetto dei parametri di potabilità e salubrità stabiliti dalla legge. Tuttavia può capitare, come dimostrano alcuni fatti di cronaca capitati di recente, che alcune sostanze siano presenti in concentrazioni potenzialmente pericolose per la salute. E’ il caso dell’arsenico, presente nelle acque dell’alto Lazio in quantità ben superiori ai limiti di legge, o delle sostanze velenose di scarto di lavorazioni industriali che hanno contaminato le acque di Pescara.

L’acqua in genere esce potabile dagli acquedotti, che eseguono i controlli e rispettano la normativa di riferimento. Tanto più che nel nostro Paese la maggior parte dell’acqua che finisce nelle nostre case proviene prevalentemente da fonti sotterranee, come pozzi e sorgenti, cioè da bacini di approvvigionamento che, per loro natura, sono più stabili e meno esposti a contaminazione rispetto a quelli di superficie, come fiumi e laghi. Durante il viaggio che porta alle nostre case, però, l’acqua può contaminarsi.

Responsabili, di solito, sono le tubature di vecchia generazione, in ferro, piombo o altri metalli, che possono cedere sostanze pericolose. Altro pericolo è rappresentato dai cassoni di raccolta, un metodo di approvvigionamento idrico ormai desueto, ma che resiste parzialmente in alcune realtà con maggiore carenza idrica. Nei cassoni, ovviamente, può entrarvi qualsiasi cosa.

Le sostanze chimiche per le quali la legge italiana fissa dei limiti di concentrazione nell’acqua sono cinquantuno. Sono sotto osservazione, in particolare, l’arsenico, i nitrati, i trialometani e il fluoro, presenti in grandi quantità nei nostri terreni. Nei casi in cui viene accertata la contaminazione dell’acqua, l’unica forma di tutela e prevenzione è di evitare il consumo di acqua di rubinetto. L’arsenico da circa due anni rappresenta l’incubo per la popolazione dell’alto Lazio, dove è stata registrata un’alta incidenza di malattie associabili alla sovraesposizione a esso.

L’arsenico è una sostanza naturalmente presente nel terreno e nelle acque delle zone vulcaniche. Fino a non molto tempo fa, la nostra legge ne fissava il valore limite a 50 mcg al litro. In forma precauzionale, l’Unione Europea ha fissato il limite di concentrazione a 10 microgrammi, imponendoci di adeguarci, ma fino al 2003 in Italia era considerata potabile anche l’acqua con i valori precedenti.

Come facciamo a capire se quella che esce dal rubinetto di casa nostra è acqua sicura?

Vista, gusto, olfatto: rappresentano il primo “filtro” per capire se l’acqua del rubinetto è potabile. Deve essere inodore, insapore e trasparente. Se l’acqua presenta tali caratteristiche, la si può bere senza timore. Viceversa, se notiamo molte particelle in sospensione, oppure se ha un odore sgradevole o un colore torbido, bisogna farla controllare. Da alcuni anni sono presenti sul mercato kit fai da te per l’esame dell’acqua. Costano pochi euro e si possono acquistare al supermercato, in farmacia o tramite Internet.

Se avete dubbi circa la qualità o, addirittura, la potabilità dell’acqua di casa potete rivolgervi all’Arpa o all’Asl del vostro territorio, gli enti certamente più titolati a compiere questo genere di verifiche. E’ possibile anche affidarsi a laboratori privati di analisi: i costi sono molto variabili a seconda del tipo di indagine che si richiede, variano da qualche decina a qualche centinaio di euro.

Se risulta che l’acqua di casa non è potabile, la prima cosa da fare è segnalare il problema all’ente gestore, chiedendo spiegazioni al Sindaco che, nel caso, è tenuto a prendere i necessari provvedimenti.

Articolo realizzato da Cristiana Lenoci

 

 

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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