Contraffazione, sequestrate 10 tonnellate di finti capi griffati

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Un nuovo caso di truffa nel settore dell’abbigliamento arriva ancora una volta dalla Toscana, a poche settimane dal terribile rogo di Prato nel quale hanno perso la vita sette cinesi che lavoravano e vivevano in una fabbrica nella periferia della città. Un nuovo maxi sequestro di abiti griffati ma contraffatti, è stato messo a segno dalle forze dell’ordine in due magazzini di Prato e Pistoia in un’indagine avviata dalla polizia locale di Milano nei mercati rionali della città, che ha portato alla scoperta di migliaia di capi di abbigliamento ‘copiati’, ammassati insieme ad abiti usati provenienti dalla Germania per beneficienza.

Tutto è nato durante un’operazione dell’unità antiabusivismo dei ghisa milanesi che, nel corso di una perquisizione, hanno scoperto alcune fatture emesse da due ditte, la Viltex-Eurofrip di Montemurlo e Emme in the World di Montale, specializzate in abbigliamento usato. L’indagine si è dunque infittita e le forze dell’ordine sono riuscite a risalire ai magazzini nei quali i falsi vestiti ‘di lusso’ venivano stipati e venduti agli ambulanti, insieme a quelli di seconda mano provenienti dalla Germania.

Di brand ne sono stati trovati moltissimi, come Louis Vuitton, Lacoste, Chanel, Ralph Lauren e poi Burberry, D&G, Armani, Prada, Woolrich, Moncler, Colmar, realizzati a immagine e somiglianza delle versioni originali. In tutto 30 mila capi tra giacche, gonne e pantaloni, per un valore complessivo nettamente superiore al milione di euro. Dai due magazzini toscani, gli abiti si portavano nei mercati del centro e del nord Italia, venduti ‘a peso’, in sacchi da 400 chilogrammi. Per i due titolari delle aziende coinvolte nella maxi truffa, entrambe italiani, è scattata la denuncia con l’accusa di commercio e produzione di merce contraffatta e di ricettazione.

Quello messo a segno oggi è un sequestro decisamente importante per quantità e valore economico. Ma quasi quotidianamente, le forze dell’ordine individuano e sequestrano partite di abiti griffati ma contraffatti. Un fenomeno di enormi dimensioni e che, almeno per ora, è solo possibile arginare. E’ però necessario arrivare alla fonte del problema, non solo per preservare il settore dal mercato del falso ma anche per restituire dignità a quei lavoratori costretti a realizzare capi contraffatti e obbligati a lavorare in nero, per pochi spiccioli.

Daniele Orlandi | Tutti i diritti riservati

Daniele Orlandi

Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione in tutte le sue forme. Laureato in Comunicazione Digitale collaboro con testate giornalistiche (quotidiani e settimanali, cartacee e online) e sono specializzato in comunicazione sul web, S.E.O., contenuti editoriali indicizzabili sui principali motori di ricerca, comunicazione in real time. Lavoro da tempo con il team di Articoliinvendita, occupandomi della creazione di contenuti editoriali per il web e la carta stampata.

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