Cosmetici, occhio all’etichetta: ecco cosa bisogna sapere

Cosmetici, occhio all’etichetta: ecco cosa bisogna sapere

Cosmetici, occhio all’etichetta: ecco cosa bisogna sapere. Fonte foto: nonsprecare.it

Su ogni confezione di cosmetici c’è la loro carta di identità, ossia tutto quello che è necessario sapere per mettere al sicuro la pelle. L’etichetta va letta con scrupolo e attenzione.

Le informazioni utili riguardanti un cosmetico si possono trovare: direttamente sul contenitore o sull’imballaggio esterno del prodotto; su un foglio di istruzioni inserito nella confezione; su una fascetta, oppure un cartellino fissati al prodotto. Succede spesso, inoltre, che l’etichetta non è chiara come dovrebbe.

Ad esempio, quando l’elenco degli ingredienti è riportato sulla confezione con caratteri troppo piccoli, o su uno sfondo colorato, che rende quasi illeggibili i componenti. In altri casi, l’etichetta è incollata sopra un’altra. Meglio evitare questi prodotti, visto che viene in concreto negata la possibilità di accedere a informazioni importanti.

Che cosa dice la legge al riguardo

Dal 1° Gennaio 1997 è obbligatorio elencare in etichetta gli ingredienti di una formulazione cosmetica in ordine decrescente di peso al momento dell’incorporazione. Questa regola vale per le sostanze che raggiungono concentrazioni superiori oppure uguali all’1%.

Gli ingredienti che sono presenti in percentuale inferiore all’1%, invece, possono essere indicati in ordine sparso. I nomi degli ingredienti sono riportati utilizzando un codice internazionale, detto Inci (International nomenclature for cosmetic ingredients), unico per tutti i Paesi dell’Unione Europea e impiegato anche in altre nazioni come Brasile, Usa, Canada, Sudafrica.

Le lingue usate sono l’inglese per le sostanze chimiche e il latino per quelle naturali. Nel caso dei coloranti, si usano le numerazioni secondo il Colour Index (es. CI 45430).

Data di scadenza e Pao (Period after opening): differenza

Le irritazioni e le reazioni allergiche che un cosmetico può provocare non dipendono soltanto dalla sua composizione. Anche la durata di un prodotto conta: gli ingredienti cosmetici, infatti, hanno un tempo di conservazione limitato, oltre il quale non solo perdono efficacia, ma diventano anche potenzialmente pericolosi.

Ancora una volta viene in aiuto l’etichetta con le sue preziose indicazioni. La prima è la data di scadenza: la legge non obbliga a riportarla se il prodotto è in grado di conservarsi per oltre 30 mesi. In ogni caso, molti produttori la mettono comunque per offrire massima garanzia di sicurezza sui loro cosmetici. Il Pao (period after opening) indica in mesi il tempo in cui il prodotto, dopo l’apertura della confezione, può essere utilizzato senza alcun rischio per la salute.

Sulla confezione il Pao viene indicato con un vasetto aperto, ed è bene segnare sempre sull’etichetta la data in cui si apre il prodotto. Mentre la data di scadenza si riferisce alla perdita della sicurezza, ma anche di efficacia del prodotto oltre la data riportata, il Pao si limita a indicare la possibilità che il cosmetico aperto e usato dopo il tempo indicato possa arrecare danni alla pelle.

Un prodotto con la data di scadenza va buttato al termine anche se chiuso in quanto non più efficace e sicuro, mentre i cosmetici con il Pao hanno teoricamente una durata illimitata se vengono lasciati chiusi.

Quali sono i tranelli dei cosmetici e come evitarli

Dietro ogni singolo componente di un cosmetico che utilizziamo di solito può celarsi un tranello, un potenziale rischio per la nostra salute. Ecco qualche regola che è bene conoscere per districarsi tra i nomi dei componenti che di solito vengono riportati in lingua inglese.

Alcuni di essi non nascondono per forza un pericolo. Particolarmente dannosi sono i tensioattivi, che portano quasi tutti lo stesso nome: il Sodium laureth 11 Carboxylate, il Sodium laureth 12 Sulfate, il Sodium laureth 4 phospate.

Per orientarsi nel gran numero di ingredienti si può trovare un valido aiuto nel web. C’è la App gratuita icea check che distingue, ad esempio, gli additivi buoni in verde da quelli cattivi (segnalati in rosso). Sul biodizionario, invece, le sostanze presenti nelle formule vengono classificate non solo a seconda del grado di naturalità, ma anche di pericolosità per la pelle.

Attenzione! Le diciture “dermatologicamente testato” oppure “clinicamente testato” non sono garanzia di sicurezza totale: significa semplicemente che il prodotto è stato testato su un numero indefinito di persone e che in quel preciso contesto non ha provocato reazioni. Questo non esclude che possa provocarle su altri soggetti, in diverse circostanze di utilizzo.

Il termine “bio”, inoltre, viene spesso utilizzato a scopo pubblicitario. Solo le certificazioni di enti preposti (Icea, Aiab, Ecocert, Cosmebio) permettono a un cosmetico di riportare in etichetta la denominazione di “biologico”.

Articolo realizzato da Cristiana Lenoci

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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