Il wi-fi fa male alla salute?

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La tecnologia wi-fi è comoda, poiché permette di essere connessi alla Rete senza dipendere da un cavo e inoltre, in alcuni casi, è anche gratuita: due buoni motivi che stanno contribuendo sempre più alla sua capillare diffusione. Nel contempo, però, aumentano anche gli interrogativi circa la sua salubrità o meno, per i quali non sembra ancora esserci una risposta chiara, univoca e definitiva. In attesa di studi scientifici più precisi sull’argomento, da più parti si raccomanda precauzione nell’uso.

Con questa particolare tecnologia di telecomunicazione i dati viaggiano attraverso onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Il wi-fi genera un campo elettromagnetico a radiofrequenza e microonde, come altri dispositivi domestici (radio, telefoni cellulari, tv, cordless), ma con una potenza più bassa rispetto ad essi. Ciò che solleva timori sulla sicurezza o meno per la salute dell’esposizione al wi-fi è proprio la produzione di radiazioni elettromagnetiche.

Il rispetto della normativa oggi in vigore dovrebbe escludere la possibilità di effetti acuti che sono invece legati a radiazioni ad alta intensità. L’esposizione a quella di bassa potenza, se prolungata negli anni, potrebbe comunque essere pericolosa, anche se occorrono ulteriori studi per verificarlo con certezza.

Minimi effetti sembrano esserci anche a breve termine. L’interferenza con i campi elettromagnetici porta alle nostre cellule un’energia che non sanno come utilizzare: questo altera la funzione cellulare favorendo la produzione di radicali liberi. Si tratta comunque di effetti reversibili, ma che con un’esposizione cronica potrebbero non esserlo più.

Alcune persone sono particolarmente sensibili ai campi elettromagnetici, tanto da manifestare sintomi come mal di testa, dolori articolari e muscolari, quando vi sono esposti. E’ un problema reale, tanto che in Svezia questa specie di allergia è riconosciuta ed è in crescita.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) nel 2011 ha inserito i campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde, quindi anche il wi-fi, nel gruppo 2B, quello cioè degli agenti possibili cancerogeni per l’uomo, per i quali non si può escludere che possano favorire la comparsa di un tumore. La Iarc è giunta a tale conclusione dopo un importante studio epidemiologico (cioè di osservazione della popolazione) su un numero piuttosto elevato di persone.

Gli studi condotti su cellule esposte a onde emesse dal wi-fi hanno mostrato come queste radiazioni possano causare alterazioni della regolazione genica delle cellule e anche portare a morte cellulare.

Molti treni oggi sono dotati di wi-fi. Una comodità che potrebbe risultare pericolosa: nel 2012 il Codacons rilevò livelli di radiazioni superiori ai limiti di legge. Ancora più attenzione va prestata all’uso del cellulare, che ciascuno può gestire in maniera autonoma: meglio tenerlo spento il più possibile durante un viaggio.

In mancanza di risposte pro o contro il wi-fi, si invoca da più parti il principio di precauzione, ossia la necessità di minimizzare l’esposizione. E’ consigliabile farne cioè un utilizzo cauto e ragionevole, soprattutto verso i bambini e le donne in gravidanza.

 Consigli per ridurre l’esposizione al wi-fi

Tenersi a distanza dai dispositivi: è consigliabile installare il router nella stanza dove si passa meno tempo, evitando le camere da letto e le stanze da gioco dei bambini;

 Spegnere il wi-fi quando non si usa: conta anche il tempo di esposizione, quindi è preferibile spegnerlo quando non serve, e soprattutto durante la notte. Quando si dorme si è potenzialmente più esposti ad eventuali rischi;

Ricorrere al power line: esiste la possibilità di cablare (connettere a Internet via cavo) l’intera abitazione: tali apparecchi costano circa 70-80 euro e permettono anche di aggirare il problema di un’eventuale mancanza o scarsità di “campo” in alcune parti della casa.

Cristiana Lenoci

 

 

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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