Intercettazioni dei governi senza autorizzazione, le accuse di Vodafone

intercettazioni telefoniche

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Accusa pesante quella lanciata da Vodafone secondo cui in diversi Paesi al mondo i governi possono ascoltare le telefonate degli utenti senza richiedere autorizzazioni

Vodafone sul piede di guerra contro le intercettazioni non autorizzate a danno dei suoi clienti. L’azienda, che opera in 29 Paesi al mondo ed è la seconda più grande società di telefonia mobile, sostiene che in alcuni di essi le agenzie governative accedano alle intercettazioni degli utenti senza dover richiedere un’autorizzazione ad hoc. I governi avrebbero cioè un accesso diretto alla rete, senza dover passare da Vodafone, con la possibilità di ascoltare le telefonate senza alcuna autorizzazione. C’è da dire che l’Italia vanta il primo posto nella lista dei Paesi con il maggior numero di richieste legali per ottenere i dati relativi alle comunicazioni telefoniche degli utenti.

Anche se i Paesi in questione non sono stati nominati da Vodafone, è stato pubblicato un comunicato molto dettagliato riguardante privacy e Law Enforcement e una specifica richiesta ai governi, di intervenire modificando la legge che, in tali Paesi, impone che “le agenzie e le autorità specifiche abbiano accesso diretto alla rete di un operatore, evitando qualsiasi forma di controllo operativo sull’intercettazione da parte del gestore”. La richiesta dell’azienda è che, attraverso una modifica della normativa, le intercettazioni possano avvenire unicamente per ragioni giuridiche. La vicenda intercettazioni era già venuta alla luce quando scoppiò il caso Datagate, in seguito cioè alle rivelazioni dell’ex agente della National Security Agency Edward Snowden secondo il quale i programmi di sorveglianza statunitensi e britannici includevano anche l’accesso, senza autorizzazioni legali, a comunicazioni telefoniche ed elettroniche.

Sulla questione si è espressa anche l’Autorità Garante per la privacy: il presidente Antonello Soro ha dichiarato che “non è tollerabile che i Governi svolgano un’opera di sorveglianza così massiva, generalizzata ed indiscriminata come quella rivelata dal Rapporto Vodafone. Così come non è accettabile che i Governi accedano direttamente alle telefonate dei cittadini, al di fuori delle garanzie previste dalla legge e senza un provvedimento della magistratura”. Un grave problema in primis per i Paesi europei, continua Soro “dove vige un ordinamento rispettoso dei diritti fondamentali delle persone. Quello che a partire dal Datagate sta emergendo a livello globale è l’assoluta necessità di ripensare e riequilibrare il rapporto tra sicurezza e privacy, spostando il baricentro nella direzione della difesa del diritto al rispetto della persona e quindi della sua libertà e della sua dignità”. Secondo il Garante per la privacy è fondamentale riaffermare “l’idea che il rispetto dei diritti fondamentali debba ancora essere una delle principali discriminanti tra i regimi democratici e quelli illiberali. Non si può in alcun modo giustificare la pretesa di proteggere la democrazia attraverso la compressione delle libertà dei cittadini perché in questo modo si rischia di calpestare l’essenza stessa del bene che si vuole difendere”.

Daniele Orlandi | Tutti i diritti riservati

Daniele Orlandi

Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione in tutte le sue forme. Laureato in Comunicazione Digitale collaboro con testate giornalistiche (quotidiani e settimanali, cartacee e online) e sono specializzato in comunicazione sul web, S.E.O., contenuti editoriali indicizzabili sui principali motori di ricerca, comunicazione in real time. Lavoro da tempo con il team di Articoliinvendita, occupandomi della creazione di contenuti editoriali per il web e la carta stampata.

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