Italia, Paese della Corruzione: lo dice la Commissione Europea

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Il 42% degli italiani dichiara di subire la corruzione nel quotidiano (contro il 26% della media Ue), il 2% dichiara di essere stato oggetto di richieste o aspettative di tangenti nell’ultimo anno. Il 92% delle imprese italiane ritiene che favoritismi e corruzione impediscano la concorrenza commerciale. 

La Commissione Europea ha pubblicato il primo rapporto sulla lotta alla corruzione in ciascuno degli Stati membri e il nostro Paese, a quanto pare, non fa certo una bella figura. Il fenomeno della corruzione, che in Italia è una vera e propria piaga, costa all’Unione Europea circa 120 miliardi di euro all’anno, di cui sessanta se li mangia la corruzione italiana. Enormi sono anche i costi indiretti, a cominciare dal danno di immagine all’estero che si traduce in una minore voglia delle aziende straniere di investire nel nostro Paese che, quindi, diventa meno competitivo.

La corruzione è un fenomeno economico e politico, ma anche sociale, che condiziona ormai tutta la nostra società. A fare la differenza, piuttosto, è il livello e le modalità di sanzioni previste. Ci deve essere non solo una punizione a livello legislativo, cosa che esiste in tutti gli ordinamenti sociali, ma anche una sanzione morale. Quando quest’ultima manca oppure si rivela insufficiente, la corruzione diventa ambientale, ossia percepita sostanzialmente come normale. Non crea disagio, anzi è quasi giustificata!

Basti pensare che in molti Paesi del Nord Europa, chi corrompe o è corrotto viene giudicato negativamente dal punto di vista morale ed etico prima ancora che legislativo, mentre nel nostro Paese i furbi o coloro che aggirano le regole, sono spesso valutati addirittura positivamente.

Perché da noi chi aggira le regole è spesso considerato più in gamba dell’onesto? E’ un problema di tradizione storica. Essendo stati noi italiani sottoposti a diverse dominazioni, per cui ci portiamo dietro un modello radicato secondo cui il potere non è una conquista civile, ma un’imposizione dall’alto. Aggirare le regole può essere considerata quasi una giusta ribellione, credendo di fare un danno ad un potere esterno e non alla società.

La scuola dovrebbe dare l’esempio. Qui chi viene considerato il più in gamba? Più spesso è il ragazzo un po’ bullo, quello che se la cava copiando, non il secchione: si guarda al risultato, e non al contenuto. La vera rivoluzione dovrebbe partire proprio dall’educazione scolastica. Forse qualcosa sta già cambiando lentamente, grazie soprattutto ai giovani che vivono esperienze all’estero e che sperimentano direttamente come sia possibile, anzi auspicabile, un altro modello sociale meno corrotto e più vantaggioso per tutti.

Nel 2012, in Italia, è stata varata la legge anticorruzione che fa riferimento a qualsiasi abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato, nell’ambito della Pubblica Amministrazione, per ottenere vantaggi privati (denaro, regali o altri tipi di benefici). La legge comprende il reato di corruzione e l’introduzione di altre fattispecie come l’induzione indebita a dare o promettere utilità e il traffico di influenze illecite.

Dal 2013 un dipendente della Pubblica Amministrazione non può chiedere regali, compensi o altre utilità, neppure sconti, e non può accettarli se superano il valore di 150 euro. In ogni caso deve metterli a disposizione dell’Amministrazione che li devolverà a fini istituzionali.

Articolo realizzato da Cristiana Lenoci

 

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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