Liste d’attesa: una criticità tutta italiana

liste d'attesa sanità

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L’ultimo rapporto PIT Salute, che monitora costantemente il rapporto tra cittadini e servizi sanitari, ha messo in evidenza una situazione a dir poco sconfortante. Le liste di attesa per le prestazioni sanitarie nel nostro Paese sono troppo lunghe. Basti pensare all’attesa media di 24 mesi per un intervento all’alluce valgo, di 15 mesi per una mammografia, di 8 mesi per una visita cardiologica. Di chi è la colpa? La situazione che si è creata e che mette a disagio i cittadini è il risultato di tanti fattori diversi e concomitanti.

Tagli eccessivi al settore sanitario

Negli ultimi anni il settore della Sanità ha subito notevoli tagli alla spesa: l’Italia destina mediamente ai servizi sanitari il 6,8% del PIL (Prodotto interno lordo), a fronte di una media europea del 9 per cento. Una delle conseguenze dirette dei tagli è la carenza di personale. Naturalmente la mancanza di ricambio di medici e operatori sanitari va ad incidere sulle tempistiche. Il nostro Paese vanta infatti il triste primato di medici ospedalieri con l’età media più elevata: i trentenni sono appena l’1,7% del totale, rispetto ad un 49% di ultra 55enni. L’invecchiamento riguarda anche la strumentazione. Secondo alcune recenti stime, il 50% delle apparecchiature presenti nelle strutture ospedaliere è obsoleta, quindi lenta e soggetta a frequenti guasti.

Tante prestazioni non sono necessarie

Non di rado il medico di base prescrive un esame quando ne sarebbe indicato un altro, o si richiede una visita specialistica che in realtà non serve. Altre volte, invece, la colpa è dell’assistito, troppo insistente e preoccupato o non abbastanza preciso nel descrivere sintomi problematiche. In tutti i casi, si sottraggono posti a chi ne ha realmente bisogno, allungando ulteriormente i tempi di attesa.

Troppa importanza all’aspetto economico

Il Sistema sanitario pubblico viene gestito come se fosse una vera e propria azienda. Così, per tenere sotto controllo i costi, spesso di finisce con il perdere di vista l’obiettivo prioritario dell’assistenza pubblica: garantire servizi a tutela della salute.

Domanda e offerta non coincidono

Mentre l’offerta è in costante diminuzione, la domanda sta notevolmente aumentando, a causa del progressivo allungamento dell’aspettativa di vita, ma anche perché è cresciuta la sensibilità verso la salute. Di conseguenza, la richiesta di accertamenti e trattamenti da parte delle persona stessa e/o del medico è diventata più pressante. Il risultato delle cose descritte fa sì che le persone si affidano, quando possono, alla sanità privata.

Consigli per i cittadini

Chi si scontra con il problema delle liste di attesa e con altri disservizi del Ssn può chiedere aiuto ad Altroconsumo (servizio “Diritti in salute”), che offre una consulenza personalizzata. Oppure alle sedi locali del Tribunale per i diritti del malato, che è nato per tutelare i cittadini nell’ambito dei servizi sanitari e assistenziali. Si occupa, tra l’altro, di trovare soluzioni in grado di aiutare coloro che si vedono negato il diritto ad una adeguata assistenza. Il cittadino deve ricordarsi di chiedere al medico quali sono le tempistiche accettabili nel caso specifico: è lui che deve specificare l’urgenza della prestazione. Altro consiglio è di rivolgersi al Cup invece che alla singola struttura, e di imparare ad interagire con l’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico), che potrebbe rivelarsi utile per risolvere un problema.

 

 

 

 

 

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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