Mozzarelle blu, quattro indagati ma ancora nuovi casi

mozzarelle blu

Ricordate il caso delle mozzarelle blu? Si tratta di latticini confezionati che, una volta aperti, assumevano in pochi minuti l’inconsueta colorazione bluastra. Le indagini ed analisi sul prodotto hanno accertato che le mozzarelle erano piene di batteri come lo pseudomonas, l’enterobacter cloacae e l’escherichia coli. Ebbene, dopo quattro anni la vicenda non sembra essersi ancora conclusa: pochi giorni fa si è verificato un nuovo caso a Chieri, nel torinese dove una famiglia avrebbe fatto l’incontro ravvicinato con una mozzarella ‘dei puffi’ dopo averla acquistata al supermercato.

Del caso si occupa il servizio veterinario dell’Asl di zona, che analizzerà il latticino per accertare quali siano i batteri che ne hanno causato la particolare colorazione. E’ stata aperta un’inchiesta, per accertare se il lotto di mozzarelle a rischio sia ancora in commercio, così da provvedere in tempi celeri al ritiro dal mercato e certamente nei prossimi giorni la vicenda avrà nuovi sviluppi. Pur trattandosi, almeno per il momento, di un caso isolato, quello delle mozzarelle blu è un problema alimentare che si perpetua sin dal 2010, quando le mozzarelle di un lotto proveniente dalla Germania acquistate in un supermercato del torinese, presentarono la medesima colorazione. Per quell’indagine si è arrivati, proprio poche settimane fa, a un epilogo, con l’iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone tra le quali l’amministratore delegato del gruppo emiliano Granarolo, della bavarese Jaeger e della LatBri.

Indagini ed analisi sul prodotto hanno infatti accertato che le mozzarelle venivano prodotte in stabilimenti tedeschi ed italiani, utilizzando acqua di pozzo contaminata, oltre ad essere mal conservate. L’accusa, per i quattro indagati, è quella di vendita di alimenti non genuini, commercio di alimenti in cattivo stato di conservazione in violazione della legge 283 del 62 sugli alimenti e per loro la Procura di Torino chiederà il rinvio a giudizio. Ma, nonostante ciò, i fenomeni, l’ultimo dei quali appena pochi giorni fa, non si sono fermati.

Come è possibile che, a distanza di anni e con diversi casi accertati e decine di partite di mozzarelle sequestrate, i controlli non si siano ancora fatti più serrati? Per quanto tempo bisognerà fare i conti con prodotti, come la mozzarella ‘simbolo’ del made in Italy, mal conservati e dunque poco salutari?

Daniele Orlandi | Tutti i diritti riservati

Daniele Orlandi

Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione in tutte le sue forme. Laureato in Comunicazione Digitale collaboro con testate giornalistiche (quotidiani e settimanali, cartacee e online) e sono specializzato in comunicazione sul web, S.E.O., contenuti editoriali indicizzabili sui principali motori di ricerca, comunicazione in real time. Lavoro da tempo con il team di Articoliinvendita, occupandomi della creazione di contenuti editoriali per il web e la carta stampata.

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