Pesce, trucchi e frodi che il consumatore deve conoscere

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In Italia il pesce è un alimento molto apprezzato dai consumatori. Una recente statistica ha rilevato che nel nostro Paese si consumano circa 20 kg di pesce pro capite all’anno (superiore alla media mondiale). Ma non tutti sanno che, per mantenerlo fresco, si utilizzano alcuni metodi, come ad esempio il trattamento a base di acqua ossigenata. In realtà su questo argomento si sono scatenate alcune polemiche, legate proprio al fatto che il consumatore non ne viene informato. Si tratta di un problema di trasparenza.

Se questi trattamenti, seppur leciti e stabiliti dalla legge, non vengono segnalati in etichetta, i consumatori non possono scegliere in modo consapevole tra chi vende prodotti naturali e chi, invece, vende pesce trattato. Considerando che quest’ultimo tende ad avere un aspetto migliore e una durata commerciale maggiore, risulta evidente che si verifica una concorrenza sleale sul mercato.

Un gruppo di produttori, distributori, enti ed associazioni di categoria ha lanciato una petizione con l’obiettivo di istituire l’obbligo di indicare nell’etichetta l’eventuale trattamento effettuato sul prodotto, o comunque specificare in maniera chiara se il prodotto è naturale o trattato. La raccolta di firme, destinata a sensibilizzare il Ministero della Salute e quello delle Politiche agricole, può essere sottoscritta da chiunque sul sito www.change.org

La Commissione Europea ha inoltre chiesto spiegazioni al nostro Ministero della Salute in merito alla circolare. Infatti, Bruxelles vieta l’utilizzo dell’acqua ossigenata come additivo per mantenere il pesce più fresco.

Per migliorare l’aspetto del pesce congelato si utilizzano anche i solfiti come conservanti, in quanto rallentano la moltiplicazione di alcune specie di microrganismi. I solfiti sono ammessi a livello comunitario, anche se in certe dosi e solo su specifici prodotti, ad esempio i crostacei (in particolar modo i gamberi). I consumatori di pesce dovrebbero leggere attentamente l’etichetta dei crostacei e di verificarne la presenza, che va segnalata a fianco della dicitura “ingredienti”. In questo caso sussiste un problema di salute, poiché l’1% della popolazione mondiale risulta essere sensibile ai solfiti.

Altri additivi consentiti per legge sono i polifosfati, ammessi nel pesce congelato con una funzione di crioprotettori e i citrati, che lo proteggono invece dall’ossidazione e ne riducono le modifiche di colore. L’acido citrico e i citrati in generale non sono pericolosi per la salute, ma è obbligatorio citarli in etichetta, cosa che non tutti fanno.

Le frodi da evitare

Esistono situazioni alle quali il consumatore deve prestare più attenzione, come la vendita di un pesce spacciato per un altro, ad esempio il filetto di pangasio venduto per cernia. In questo caso si tratta di una vera e propria frode alimentare. I raggiri più comuni sono: vendita di prodotti scongelati per freschi, vendita di prodotti di allevamento spacciati per catturati in mare, vendita di specie diverse o di provenienza diversa da quanto dichiarato, vendita di prodotti con additivi non ammessi o in quantità maggiori di quelle autorizzate, vendita di cozze e altri molluschi non tracciati e reimmersi in acqua.

Come tutelarsi

Il consiglio è di acquistare il pesce fresco su banchi che riportano le etichette complete di tutte le informazioni obbligatorie per legge: origine, denominazione, categoria dell’attrezzo di pesca, metodo di produzione, stato fisico, eventuali ingredienti.

Meglio prediligere i banchi senza grossi mucchi di pesci, perché quelli sopra sono esposti al caldo, quelli sotto sono sottoposti a schiacciamento e bruciature da freddo. Inoltre, le varie categorie non devono essere troppo mischiate tra loro.

E’ bene anche chiedere al pescivendolo alcune informazioni in merito al prodotto esposto, per capire se è uno che ne sa. Sconsigliato l’acquisto di molluschi tipo cozze e vongole sfusi e reimmersi in acqua. Sempre meglio acquistare il prodotto ittico da un pescivendolo di fiducia.

Ad ogni modo, è sempre importante osservare attentamente il pesce per individuare eventuali anomalie nella forma o nel colore. Ad esempio, bisogna fare attenzione al colore del tonno. Quando è troppo rosso significa che è stato aggiunto monossido di carbonio o altri additivi non ammessi.

 

 

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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