Rifiuti nei fondali marini, Mediterraneo e Atlantico invasi dall’immondizia

Rifiuti in mari e oceani

Rifiuti in mari e oceani

E’ una vera e propria invasione dei rifiuti quella registrata nei fondali del mar Mediterraneo e dell’oceano Atlantico. Anche nell’Artico residui di plastica e di altra immondizia

L’ambiente è messo in serio pericolo dall’uomo e non solo la terraferma. Anche negli oceani l’inquinamento causato dalla presenza di rifiuti peggiora giorno dopo giorno e a segnalarlo c’è uno studio condotto dall’Università delle Azzorre che ha visto coinvolti due team di ricerca i quali hanno scoperto che i fondali del mar Mediterraneo, dell’oceano Atlantico e dell’Artico sono letteralmente invasi dai rifiuti. Una vera e propria discarica sottomarina, con bottiglie e sacchetti di plastica ma anche reti da pesca , pneumatici e molto altro. Residui sono stati trovati fino a 2000 chilometri dalla costa, segno di un inquinamento invisibile ma che ha raggiunto livelli potenzialmente molto pericolosi per la salute di mari e oceani e del loro ecosistema. Ma non solo: l’alta concentrazione di rifiuti sui fondali potrebbe avere ripercussioni negative anche sulla catena alimentare: la microplastica inserita dalla fauna marina può infatti arrivare, senza che ce ne accorgiamo, sulle nostre tavole oltre a rapresentare un vero problema per i pesci che popolano le acque profonde. Le reti abbandonate invece possono imprigionare e uccidere pesci e coralli.

I risultati dello studio sono stati raggiunti attraverso una serie di prelievi a profondità variabili tra i 35 e i 4500 metri. Ogni campione è stato classificato individuando la presenza di biomassa e di rifiuti come plastica, vetro, metalli, attrezzi da pesca. La situazione più preoccupante è certamente quella registrata nel mar Mediterraneo dove sono stati trovati addirittura interi lavandini in ceramica. Ma ciò che è peggio sono i depositi di scorie trovati in fondo al mare, come residui di carbone bruciato dal battelli a vapore del XVIII secolo. Un vero e proprio accumulo con zone di alta concentrazione ad alta tossicità.

Lo studio è stato messo a punto anche per tracciare il percorso seguito dalla plastica quando finisce in mare: i ricercatori hanno accertato che il passaggio dalle acque costiere ai fondali marini avviene attraverso i cosidetti canyon sottomarini, dei canali di acqua presenti in prossimità di varie città costiere, che riescono a incanalare i rifiuti portandoli fino a 4500 metri di profondità. L’immondizia maggiormente presente è quella in plastica, con il 40% della diffusione, seguita da attrezzi da pesca (34%), e poi dagli altri materiali come carta, legno, vetro, metallo o ceramice. Dopo il risultato sconcertante di questo studio non si può più fare finta di niente: anche le profondità di mari e oceani sono colme di vaste distese di rifiuti accumulati da moltissimi anni, un inquinamento solo apparentemente invisibile ma in realtà altamente distruttivo.

Daniele Orlandi | Tutti i diritti riservati

Daniele Orlandi

Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione in tutte le sue forme. Laureato in Comunicazione Digitale collaboro con testate giornalistiche (quotidiani e settimanali, cartacee e online) e sono specializzato in comunicazione sul web, S.E.O., contenuti editoriali indicizzabili sui principali motori di ricerca, comunicazione in real time. Lavoro da tempo con il team di Articoliinvendita, occupandomi della creazione di contenuti editoriali per il web e la carta stampata.

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