Tragedia Prato, cinesi schiavi per 15 ore al giorno

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A Prato, ridente cittadina toscana, è l’ora delle domande, ma è anche il momento di esigere delle risposte. In un tragico rogo divampato in una fabbrica tessile di Prato hanno perso la vita sette lavoratori cinesi, altri sono ricoverati in gravi condizioni.

Sono in tanti a chiedersi come sia possibile che vi siano, ancora oggi, persone costrette a lavorare per quindici ore al giorno in capannoni-lager, con tanto di grate in ferro alle finestre per impedire una eventuale fuga.

Una delle vittime è stata ritrovata carbonizzata con un braccio fuori dalla inferriata, nell’estremo tentativo di mettersi in salvo. Prato ha dichiarato il lutto cittadino per rispetto a queste povere vittime innocenti, il gesto è nobile, ma è auspicabile che chi di dovere stia provvedendo ad un “esame di coscienza”. Importare lavoratori-schiavi dalla Cina per inserirli in fabbriche italiane e pagarli pochi euro all’euro è un’abitudine sempre più frequente tra gli imprenditori italiani.

Qualche anno fa gli stessi trovavano conveniente de- localizzare le fabbriche italiane in Cina o altri Paesi dell’Est Europa per pagare di meno la manodopera e risparmiare sulle tasse. E’ chiaro che questa ignobile “importazione umana” viene attuata sfruttando la connivenza delle autorità sia italiane che cinesi. A rimetterci le penne sono ovviamente loro, i lavoratori-schiavi.

Questi di Macrolotto erano, per esempio, erano costretti a dormire in veri e propri “loculi” di cartongesso sopraelevati sistemati nel capannone.

Le indagini tuttora in corso chiariranno la causa del violento incendio: forse le fiamme sono divampate per una stufetta elettrica oppure per una sigaretta spenta male. La Procura di Prato ha aperto un fascicolo di inchiesta per omicidio colposo plurimo.

Aldilà della formale ipotesi di reato e degli indagati, questa immane tragedia colpisce perché avvenuta in una cittadina avanzata, moderna e civile come Prato.

I lavoratori immigrati trattati come schiavi, i cui diritti vengono calpestati nella più totale indifferenza delle istituzioni, sono purtroppo tanti, troppi.

L’episodio di Prato crea sconcerto e stupore, ma fino ad un certo punto. C’è sempre chi sa e non parla, chi finge di non sapere e chi, in nome del denaro, continua ad assecondare economie al limite dello schiavismo.

Daniele Orlandi

Giornalista pubblicista, mi occupo di comunicazione in tutte le sue forme. Laureato in Comunicazione Digitale collaboro con testate giornalistiche (quotidiani e settimanali, cartacee e online) e sono specializzato in comunicazione sul web, S.E.O., contenuti editoriali indicizzabili sui principali motori di ricerca, comunicazione in real time. Lavoro da tempo con il team di Articoliinvendita, occupandomi della creazione di contenuti editoriali per il web e la carta stampata.

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